Autorialità e agency nell’intelligenza artificiale

Docente responsabile: Fabio Bacchini

1 CFR, 8 ore - I semestre

 

Docenti invitati

Sofia Bonicalzi | Università di Roma Tre
Mario De Caro | Università di Roma Tre
Francesco D’Isa | Libera Accademia di Belle Arti, Brescia
Diego Lawler | CONICET, Buenos Aires
Silvia Milano | Technische Universität München
Enrico Panai | Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Enrico Terrone & Nick Young | Università di Genova

Orario

11 dicembre 2026

Aula

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero

A Recent Entrance to Paradise

Fabio Bacchini | Università degli studi di Sassari

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

Autorialità tra menti umane e menti artificiali
Che cosa significa essere autore di un’opera? Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rende sempre più difficile rispondere a questa domanda apparentemente familiare. Il problema non è soltanto se le macchine siano in grado di produrre testi, immagini, musica o altri artefatti, ma se il concetto di autorialità presupponga un particolare tipo di mente, di agency, di intenzionalità, di autoconsapevolezza o di responsabilità, e se tali capacità debbano essere necessariamente umane e biologiche.
Affronterò il problema esaminando il rapporto, in trasformazione, fra l’autore e le entità attraverso cui un’opera viene prodotta. Diventa qui cruciale distinguere fra uso di strumenti, mente estesa e collaborazione fra menti distinte. Casi che vanno dalla delega nella produzione artistica ai ready-made, dal celebre “monkey selfie” al caso DABUS, mostrano che l’autorialità non può essere semplicemente identificata con la produzione fisica dell’opera. L’IA generativa porta il problema a un livello ulteriore, perché un sistema artificiale può non limitarsi a eseguire le istruzioni di un autore, ma contribuire in modo sostanziale alla concezione, allo sviluppo e al completamento dell’opera. Si apre così la possibilità di parlare di co-autorialità artificiale e, al limite, di delega totale a un altro soggetto cognitivo. 
La tesi che proporrò è che dobbiamo distinguere la domanda “chi produce un’opera?” dalla domanda “chi ne è l’autore?”, e entrambe dalla domanda “a chi spetta il riconoscimento sociale o istituzionale associato all’autorialità?”. Nella parte finale mostrerò brevemente come il problema degli esami universitari costituisca un caso particolarmente rivelatore di questa trasformazione.

Agency umana e agency artificiale: goal-directedness, coscienza e limiti dell'AI

Sofia Bonicalzi | Università di Roma Tre

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

Il dibattito sull'agency dell'AI ruota attorno a dimensioni cruciali come la goal-directedness e la coscienza, spesso assunte come criteri distintivi dell'agency umana. Mentre l'agente umano agisce per ragioni proprie, orienta i propri fini nel tempo e vive la propria azione come esperienza soggettiva, i sistemi di AI sembrano esibire condotte finalizzate e pianificazione prive di consapevolezza fenomenica o autonomia normativa. Alcuni approcci sostengono tuttavia che una forma di agency funzionale, sufficiente per attribuire intenzionalità e responsabilità operativa, possa non richiedere una piena coscienza. Altri lasciano aperta la possibilità che forme di coscienza artificiale possano emergere in sistemi sufficientemente complessi. Il contributo esplora questa domanda, chiedendosi in che senso l'AI possa essere considerata agente e quali conseguenze ne derivino per responsabilità e attribuzione di intenzionalità.

Agency ed etica nell'AI

Mario De Caro | Università di Roma Tre

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

La vorticosa ascesa della AI generativa – che produce testi, immagini o codici in risposta a prompt, dimostra importanti teoremi matematici e contribuisce alla ricerca scientifica in modo importante – e, più di recente, dei sistemi agentici – che prendono decisioni, pianificano e agiscono per portare a termine compiti complessi – solleva rilevanti questioni etiche. Una compiuta discussione etica, tuttavia, presuppone che si affrontino contestualmente anche questioni epistemologiche (come possiamo determinare se un sistema artificiale comprende, è creativo o ha un qualche tipo di coscienza?) e ontologiche (possono esistere, se non esistono già, agenti e/o pazienti morali artificiali?). Il quadro concettuale entro cui collocare l’etica della AI  è dunque molto complesso. Tra le questioni che vanno acquisendo sempre maggior rilievo vi è quella del tipo di etica più adeguato su cui fondare l’ethics by design, cioè l’integrazione di criteri etici nella progettazione, nell’addestramento, nell’allineamento e nella definizione dei vincoli operativi dei sistemi artificiali. Nel mio intervento argomenterò che il tipo più promettente è una versione di etica contestualistica incentrata sulla nozione di ragion pratica.

Chi l’ha fatto? Autorialità, agency e il timore dell’arte non umana

Francesco D’Isa | Libera Accademia di Belle Arti, Brescia

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

Perché la possibilità di un’opera d’arte non umana suscita inquietudine, anche quando siamo disposti a riconoscerne il valore? L’intervento prende in esame la concezione dell’arte come espressione di un’essenza umana, collocandola nella pluralità delle prospettive estetiche elaborate in epoche e culture diverse. Ne discute i presupposti e argomenta una preferenza per una concezione relazionale della creazione, nella quale il valore dell’opera dipende anche dalle pratiche e dagli incontri che la rendono significativa. Attraverso la scrittura generativa e l’ipotesi di una produzione artistica autonoma delle macchine, vengono interrogati il ruolo dell’attribuzione nel giudizio estetico e la distribuzione dell’agency fra persone e sistemi tecnici. La discussione si estende infine alle nozioni di originalità e plagio, esaminando il rapporto fra il carattere collettivo della produzione culturale e la figura dell’autore come proprietario assoluto dell’opera. La possibilità dell’arte non umana diventa così un’occasione per esplicitare quale idea di arte desideriamo sostenere e per quali ragioni.

Decidere sotto gli algoritmi: sulla trasformazione dell’agency umana

Diego Lawler | CONICET, Buenos Aires

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

La discussione sull’intelligenza artificiale viene spesso formulata chiedendosi se i sistemi artificiali possano diventare autentici agenti. Questa relazione propone di spostare la questione: il problema filosoficamente più rilevante non è se l’AI possieda agency, ma che cosa accada all’agency umana quando le nostre decisioni vengono sempre più mediate da sistemi algoritmici.
Sosterrò che decidere non equivale semplicemente a selezionare tra alternative. L’agire umano implica riconoscere ciò che è rilevante in una situazione, prendere distanza da raccomandazioni e previsioni, appropriarsi delle ragioni dell’azione e poter rispondere delle sue conseguenze. Implica inoltre mantenere aperto un futuro che non sia interamente determinato dalle regolarità ricavate dal passato.
Da questa prospettiva, l’AI non va intesa né come un mero strumento né come un sostituto dell’agente umano, ma come una mediazione sociotecnica capace di riorganizzare le condizioni stesse dell’azione. La sfida consiste quindi nel preservare lo spazio del discernimento all’interno di queste nuove architetture decisionali.

Allineamento, AI e i limiti della rappresentazione algoritmica

Silvia Milano | Technische Universität München

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

In questo intervento esamineremo il problema dell'allineamento dei sistemi di raccomandazione e degli assistenti AI agli utenti umani che sono destinati a servire. Cosa è necessario perché un assistente AI rappresenti dimostrabilmente un utente? La rappresentazione richiede (i) che le preferenze dell'utente siano rispettate prima, durante e dopo l'esecuzione di un'azione. Tuttavia, valgono anche due ulteriori condizioni: (ii) le preferenze rimangono aperte alla trasformazione attraverso la deliberazione e l'esperienza vissuta; e (iii) delegare il processo decisionale ai sistemi di AI altera i processi stessi di deliberazione ed esperienza attraverso cui le preferenze si formano e si modificano. Queste condizioni generano una tensione strutturale al cuore dell'allineamento degli assistenti AI. I sistemi in grado di tracciare e soddisfare in modo affidabile le preferenze esistenti possono al contempo viziare i processi esperienziali e deliberativi necessari alla formazione e alla revisione delle preferenze. Al contrario, i sistemi che preservano uno spazio per il cambiamento delle preferenze potrebbero non soddisfare le nozioni convenzionali di accuratezza predittiva. L'allineamento rappresentazionale non può quindi essere inteso unicamente come un problema di modellazione accurata delle preferenze.

L'eticista dell'AI: né jolly né buon senso. Anatomia di una professione complessa

Enrico Panai | Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

L'eticista è spesso percepito come una figura semplice e trattato come un jolly: una carta da giocare all'occorrenza, intercambiabile, dotata di buon senso e buone intenzioni. Questa percezione è un errore categoriale con conseguenze concrete. Riduce una professione ad alta complessità a una funzione ornamentale, e apre la strada all'ethics washing. La presentazione articola il ruolo su tre piani. Sul piano filosofico, l'eticista distingue la macroetica, che tratta situazioni morali ab-solutum, dall'etica applicata, sempre vincolata al contesto. Questa confusione è massima nel digitale, dove la capacità agentiva può essere artificiale. Sul piano applicato, l'eticista non decide al posto dell'organizzazione: costruisce l'ambiente in cui l'organizzazione prende la migliore decisione possibile nel proprio contesto. Ciò richiede competenze specifiche: rendere esplicite scale valoriali implicite, gestire conflitti, creare linguaggio condiviso, identificare le decisioni moralmente trascurabili per allocare risorse, e documentare il ragionamento nel tempo. Sul piano regolamentare, l'AI Act e la standardizzazione europea (CEN-CENELEC JTC21, ISO/IEC SC42) traducono principi in requisiti verificabili. L'eticista opera qui come mediatore fra substrati normativi e cognitivi, evitando che l'etica collassi in checklist procedurali. Il buon senso è necessario ma non sufficiente. Non risolve le circolarità strutturali del ruolo: l'eticista è nominato e pagato da chi dovrebbe sorvegliare, e definisce spesso le proprie metriche. Servono infrastrutture professionali osservabili da terzi: certificazioni, principi di non-endorsement, e un'infra-etica costruita da professionisti esterni. In conclusione, riconoscere la complessità dell'eticista non è corporativismo, ma condizione per un'IA affidabile. 

Sei sfide per la filosofia generata dalla AI

Enrico Terrone & Nick Young | Università di Genova

Complesso di Santa Chiara, Bastioni Pigafetta, Alghero
11 dicembre 2026

In questa lezione sosteniamo che i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) dell’attuale generazione siano in grado di produrre testi filosofici che meritano di essere letti, e difendiamo questa tesi rispetto a sei obiezioni. La prima sostiene che un testo prodotto da un LLM non possa essere un’opera di filosofia perché non vi è alcuna persona che ne sia l’autore. Le tre obiezioni successive sostengono che agli LLM manchi una capacità che la filosofia degna di essere letta richiede: soppesare spiegazioni rivali; entrare in relazione con il mondo; basarsi sull’esperienza. Le ultime due obiezioni si chiedono perché da questi sistemi non sia ancora emersa una filosofia degna di essere letta, e se la filosofia contenuta in un testo ottenuto tramite un prompt debba essere attribuita a chi ha formulato il prompt piuttosto che al LLM.